Le 9 Parti del Discorso in Italiano: Guida Completa (2026)

Quando parli o scrivi in italiano, ogni singola parola appartiene a una categoria grammaticale precisa. Queste categorie si chiamano parti del discorso e in italiano sono esattamente 9: nome, articolo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione.

Conoscerle non è solo un obbligo scolastico. È la base di tutta la grammatica italiana: senza sapere a che categoria appartiene ogni parola non puoi fare l’analisi grammaticale, non puoi capire la sintassi e non puoi correggere i tuoi errori di scrittura in modo sistematico.

In questa guida trovi la spiegazione completa di tutte e 9 le categorie grammaticali, con le loro proprietà morfologiche, esempi pratici e la distinzione fondamentale tra parti variabili e parti invariabili.

Cosa Sono le Parti del Discorso

Le parti del discorso, chiamate anche categorie grammaticali o classi di parole, sono le categorie in cui si classificano tutte le parole della lingua italiana in base alla loro funzione grammaticale e alle loro caratteristiche morfologiche.

Ogni parola italiana appartiene a una di queste 9 categorie. La difficoltà sta nel fatto che la stessa parola può appartenere a categorie diverse a seconda del contesto: per questo nell’analisi grammaticale non si analizza mai una parola isolata, ma sempre all’interno della frase.

Esempio pratico: La parola “fermo” è un aggettivo in “Il treno è fermo”, un nome in “Ritiro il pacco al fermo posta” e un verbo in “Fermo la macchina”. Stesso suono, tre categorie grammaticali diverse.

Per un approfondimento accademico sulle categorie grammaticali delle lingue naturali, la voce Parti del discorso su Wikipedia offre un ottimo quadro teorico di riferimento.

Parti Variabili e Parti Invariabili

La prima distinzione fondamentale da conoscere è quella tra parti variabili e parti invariabili.

Le parti variabili cambiano forma in base a genere, numero, modo, tempo e persona. Sono 5: nome, articolo, aggettivo, pronome e verbo.

Le parti invariabili restano sempre identiche, qualunque sia il contesto in cui vengono usate. Sono 4: avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione.

Parti VariabiliCome Variano
NomeGenere e numero
ArticoloGenere e numero
AggettivoGenere, numero e grado
PronomeGenere, numero e persona
VerboModo, tempo, persona e numero
Parti InvariabiliCaratteristica
AvverbioForma sempre identica
PreposizioneForma sempre identica (eccetto le articolate)
CongiunzioneForma sempre identica
InteriezioneForma sempre identica

Questa distinzione è cruciale: per le parti variabili devi indicare genere, numero e tutte le altre proprietà morfologiche specifiche. Per le parti invariabili devi indicare solo il tipo.

1. Il Nome (Sostantivo)

Il nome o sostantivo è la parte del discorso che indica persone, animali, cose, luoghi, concetti e sentimenti. È una parte variabile che cambia in base al genere (maschile o femminile) e al numero (singolare o plurale).

Classificazione del Nome

In base al significato:

Un nome è comune quando indica una categoria generica (città, ragazzo, cane) e proprio quando indica un individuo specifico, scritto con la lettera maiuscola (Milano, Marco, Fido). È concreto quando indica qualcosa di percepibile con i sensi (tavolo, acqua) e astratto quando indica concetti, qualità o stati (libertà, tristezza). È individuale quando indica un singolo elemento (albero, studente) e collettivo quando indica un insieme con una parola singolare (foresta, folla, gregge).

In base alla struttura morfologica:

Un nome primitivo non deriva da nessun’altra parola (libro, casa). Un nome derivato si forma aggiungendo prefissi o suffissi (libraio, casalinga). Un nome alterato è modificato da un suffisso che ne cambia l’intensità: accrescitivi (librone), diminutivi (libretto), vezzeggiativi (librino), dispregiativi (libraccio). Un nome composto unisce due o più parole (portafoglio, capoluogo).

Esempio di Analisi del Nome

«Il coraggio di Giulia è ammirevole.»

coraggio = nome comune, astratto, individuale, primitivo, maschile, singolare Giulia = nome proprio, di persona, concreto, femminile, singolare

2. L’Articolo

L’articolo è la parte del discorso che precede il nome, concorda con esso in genere e numero e indica se l’elemento nominato è specifico o generico. È una parte variabile.

Tipi di Articolo

Articoli determinativi: indicano qualcosa di specifico e già noto all’interlocutore. Maschile singolare: il (davanti a consonante), lo (davanti a s impura, z, gn, ps, x), l’ (davanti a vocale). Maschile plurale: i, gli. Femminile singolare: la, l’. Femminile plurale: le.

Articoli indeterminativi: indicano qualcosa di generico o introdotto per la prima volta. Maschile: un, uno. Femminile: una, un’.

Articoli partitivi: indicano una quantità indeterminata. Si formano unendo di con l’articolo determinativo: del, dello, della, dell’, dei, degli, delle.

Esempio di Analisi dell’Articolo

«Ho visto un gatto e degli uccelli nel giardino.»

un = articolo indeterminativo, maschile, singolare degli = articolo partitivo, maschile, plurale nel = preposizione articolata (in + il), maschile, singolare (attenzione: non è un articolo)

3. L’Aggettivo

L’aggettivo è la parte del discorso che si unisce al nome per qualificarlo, determinarlo o precisarlo. Concorda sempre con il nome a cui si riferisce in genere e numero. È una parte variabile.

Tipi di Aggettivo

Aggettivo qualificativo: indica una qualità o caratteristica del nome (bello, intelligente, veloce). È l’unico tipo che ha il grado.

Gradi dell’aggettivo qualificativo: Il grado positivo esprime la qualità senza confronti (alto). Il grado comparativo confronta tra due elementi: di maggioranza (più alto di), di minoranza (meno alto di), di uguaglianza (alto come oppure tanto alto quanto). Il grado superlativo esprime il massimo o il minimo: superlativo relativo (il più alto della classe) e superlativo assoluto (altissimo).

Aggettivi determinativi: precisano il nome senza descriverlo. Possessivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro. Dimostrativi: questo, quello, codesto. Indefiniti: alcuni, qualche, ogni, nessuno, parecchi. Numerali cardinali: uno, due, tre. Ordinali: primo, secondo, terzo. Interrogativi ed esclamativi: quale?, quanto?, che!

Esempio di Analisi dell’Aggettivo

«Quel ragazzo altissimo è il mio migliore amico.»

quel = aggettivo dimostrativo, maschile, singolare altissimo = aggettivo qualificativo, maschile, singolare, derivato, grado superlativo assoluto mio = aggettivo possessivo, maschile, singolare migliore = aggettivo qualificativo, maschile, singolare, grado comparativo di maggioranza (forma irregolare di buono)

4. Il Pronome

Il pronome è la parte del discorso che sostituisce il nome, evitando ripetizioni. La differenza rispetto all’aggettivo è fondamentale: l’aggettivo accompagna il nome, il pronome lo sostituisce completamente. È una parte variabile.

Tipi di Pronome

Pronomi personali soggetto: io, tu, egli/lui, ella/lei, noi, voi, essi/loro. Pronomi personali complemento diretto: mi, ti, lo, la, ci, vi, li, le. Pronomi personali complemento indiretto: mi, ti, gli, le, ci, vi, loro. Pronomi possessivi: mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro usati senza nome. Pronomi dimostrativi: questo, quello, codesto, stesso, medesimo, ciò. Pronomi indefiniti: qualcuno, nessuno, tutti, ognuno, chiunque, qualcosa. Pronomi relativi: che, il quale, la quale, i quali, le quali, cui, chi. Pronomi interrogativi ed esclamativi: chi?, che cosa?, quanto?

Come Distinguere Aggettivo da Pronome

La regola è infallibile. Se la parola sta accanto a un nome che modifica è un aggettivo. Se sta da sola al posto di un nome è un pronome.

«Il mio zaino è rosso» = mio è aggettivo (accompagna zaino) «Lo zaino è mio» = mio è pronome (nessun nome accanto, lo sostituisce)

«Questo libro è interessante» = questo è aggettivo «Prendi questo» = questo è pronome

5. Il Verbo

Il verbo è la parte del discorso che esprime un’azione, uno stato o un processo. È la categoria più complessa da analizzare perché varia per molti parametri. È una parte variabile.

Le Tre Coniugazioni

I verbi italiani si dividono in tre coniugazioni in base alla desinenza dell’infinito: prima coniugazione in -are (amare, parlare, mangiare), seconda in -ere (credere, leggere, vedere), terza in -ire (finire, partire, dormire).

Modi Verbali

I modi finiti hanno persona e numero definiti: indicativo (esprime la realtà), congiuntivo (esprime incertezza, desiderio o dubbio), condizionale (esprime un’azione condizionata), imperativo (esprime ordine o richiesta).

I modi indefiniti non hanno persona e numero: infinito, participio e gerundio.

Forma e Transitività

Un verbo è in forma attiva quando il soggetto compie l’azione (“Luca legge il libro”), in forma passiva quando il soggetto la subisce (“Il libro viene letto da Luca”), in forma riflessiva quando soggetto e oggetto coincidono (“Luca si lava”).

Un verbo è transitivo se ammette un oggetto diretto (“Leggo un libro”) e intransitivo se non lo ammette (“Corro nel parco”).

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Esempio di Analisi del Verbo

«I bambini stavano giocando nel giardino.»

stavano giocando = voce del verbo giocare, prima coniugazione, forma attiva, intransitivo, modo indicativo, tempo imperfetto progressivo, terza persona plurale

6. L’Avverbio

L’avverbio è la parte del discorso che modifica il significato di un verbo, di un aggettivo o di un altro avverbio, aggiungendo informazioni su modo, tempo, luogo, quantità e altro. È una parte invariabile.

Tipi di Avverbio

Avverbi di modo: indicano come avviene un’azione (lentamente, bene, male, così, volentieri, purtroppo). Avverbi di tempo: indicano quando avviene un’azione (oggi, ieri, domani, sempre, mai, ancora, già, presto, tardi). Avverbi di luogo: indicano dove avviene un’azione (qui, là, sopra, sotto, dentro, fuori, ovunque, lontano). Avverbi di quantità: indicano in che misura (molto, poco, troppo, abbastanza, quasi, appena). Avverbi di affermazione: sì, certo, sicuramente, davvero, esattamente. Avverbi di negazione: no, non, mica, niente affatto, neanche. Avverbi di dubbio: forse, probabilmente, chissà, eventualmente.

Una locuzione avverbiale è un gruppo di parole con funzione avverbiale: a poco a poco, di solito, in fretta, tutt’a un tratto, per lo più.

Esempio di Analisi dell’Avverbio

«Sei arrivato troppo tardi.»

troppo = avverbio di quantità, grado positivo (modifica l’avverbio tardi) tardi = avverbio di tempo, grado positivo

7. La Preposizione

La preposizione è la parte del discorso che collega parole o gruppi di parole, introducendo complementi e stabilendo relazioni logiche tra gli elementi della frase. È una parte invariabile.

Tipi di Preposizione

Le preposizioni proprie sono le 9 fondamentali: di, a, da, in, con, su, per, tra, fra.

Le preposizioni articolate si formano unendo una preposizione propria con un articolo determinativo. Le combinazioni più usate: del, dello, della, dell’, dei, degli, delle (di + articolo); al, allo, alla, all’, ai, agli, alle (a + articolo); dal, dallo, dalla, dall’, dai, dagli, dalle (da + articolo); nel, nello, nella, nell’, nei, negli, nelle (in + articolo); sul, sullo, sulla, sull’, sui, sugli, sulle (su + articolo).

Le preposizioni improprie sono parole di altre categorie usate con funzione prepositiva: lungo, durante, mediante, verso, attraverso, sopra, sotto, davanti, dietro, nonostante.

Le locuzioni prepositive sono gruppi di parole con funzione prepositiva: a causa di, in cima a, per mezzo di, di fronte a, invece di, grazie a, a dispetto di.

Esempio di Analisi della Preposizione

«Vado dal medico per una visita di controllo.»

dal = preposizione articolata (da + il), maschile, singolare per = preposizione semplice di = preposizione semplice

8. La Congiunzione

La congiunzione è la parte del discorso che collega parole, gruppi di parole o proposizioni, indicando il tipo di relazione logica tra di esse. È una parte invariabile.

Congiunzioni Coordinanti

Collegano elementi dello stesso livello grammaticale (due nomi, due aggettivi, due proposizioni principali).

Copulative (aggiunta): e, anche, inoltre, pure, né, neanche, nemmeno, neppure. Avversative (contrasto): ma, però, tuttavia, eppure, anzi, bensì, ciononostante. Disgiuntive (alternativa): o, oppure, altrimenti, ovvero. Conclusive (conseguenza): quindi, perciò, dunque, pertanto, allora. Esplicative (spiegazione): cioè, ossia, ovvero, infatti, difatti.

Congiunzioni Subordinanti

Introducono una proposizione subordinata, legandola alla proposizione principale.

Causali (causa): perché, poiché, dato che, siccome, giacché. Temporali (tempo): quando, mentre, dopo che, appena, prima che. Finali (scopo): affinché, perché, allo scopo di, in modo che. Condizionali (condizione): se, qualora, purché, a condizione che. Concessive (concessione): benché, sebbene, anche se, nonostante, malgrado. Consecutive (conseguenza): così… che, tanto… da, al punto che, di modo che. Comparative (paragone): come, quanto, così come, nel modo in cui.

Esempio di Analisi della Congiunzione

«Studia molto ma non supera gli esami perché non capisce la teoria.»

ma = congiunzione coordinante avversativa, semplice perché = congiunzione subordinante causale

9. L’Interiezione

L’interiezione o esclamazione è la parte del discorso che esprime uno stato emotivo improvviso, una sensazione fisica o serve a richiamare l’attenzione di qualcuno. È una parte invariabile, spesso seguita dal punto esclamativo.

Tipi di Interiezione

Le interiezioni proprie sono usate esclusivamente come esclamazioni: ah!, oh!, eh!, ahi!, boh!, bah!, olà!, orsù!, oh!

Le interiezioni improprie sono parole di altre categorie usate come esclamazioni: silenzio!, fuoco!, basta!, aiuto!, coraggio!, attenzione!

Le locuzioni interiettive sono gruppi di parole con funzione interiettiva: mamma mia!, per carità!, che peccato!, grazie a Dio!, per amor del cielo!

Le onomatopee imitano suoni reali: bum!, splash!, tic tac!, miao!, chicchiricchì!, toc toc!

Esempio di Analisi dell’Interiezione

«Ahi! Mi sono fatto male. Boh, non so cosa fare.»

ahi = interiezione propria, esprime dolore fisico boh = interiezione propria, esprime incertezza o indifferenza

Schema Riassuntivo di Tutte le Parti del Discorso

Parte del DiscorsoTipoFunzioneDomanda Chiave
NomeVariabileIndica persone, cose, ideeDi cosa si parla?
ArticoloVariabileIntroduce e determina il nomeÈ noto o generico?
AggettivoVariabileQualifica o determina il nomeCome è? Quale? Quanto?
PronomeVariabileSostituisce il nomeChi o cosa lo sostituisce?
VerboVariabileEsprime azione o statoCosa succede?
AvverbioInvariabileModifica verbo, aggettivo o avverbioCome? Quando? Dove?
PreposizioneInvariabileCollega parole introducendo complementiCon quale relazione logica?
CongiunzioneInvariabileCollega parole o proposizioniCon quale legame?
InteriezioneInvariabileEsprime uno stato emotivoCosa provo o voglio esprimere?

Come Applicare Questa Guida all’Analisi Grammaticale

Conoscere le 9 parti del discorso è il primo passo indispensabile. Il secondo è saper riconoscerle in una frase reale e classificarle correttamente con tutte le proprietà morfologiche richieste.

Domande Frequenti sulle Parti del Discorso

In italiano le parti del discorso sono 9: nome, articolo, aggettivo, pronome, verbo, avverbio, preposizione, congiunzione e interiezione. Le prime cinque sono variabili perché cambiano forma, le ultime quattro sono invariabili perché restano sempre identiche.

La regola fondamentale è verificare l’accordo verbale. Il Soggetto concorda SEMPRE in persona e numero con il Predicato Verbale, a prescindere dalla sua posizione nella frase (prima o dopo il verbo). Il Complemento Oggetto, al contrario, risponde alla domanda Chi/Che cosa subisce l’azione?, si trova esclusivamente dopo verbi transitivi attivi, e non è introdotto da alcuna preposizione. Nelle frasi col pronome relativo “che”, se esso compie l’azione nella subordinata, è Soggetto (es. “Il cane che abbaia”); se la subisce, è Oggetto (es. “Il libro che ho letto”).

Bisogna sempre analizzare la parola nel contesto completo della frase, mai da sola. La stessa parola può essere aggettivo, pronome, avverbio o nome a seconda di come viene usata.

Il verbo è la più complessa perché richiede di indicare molte informazioni: infinito, coniugazione, forma, transitività, modo, tempo, persona e numero. Per esercitarti con tutte le coniugazioni, usa il nostro coniugatore di verbi.

Sono preposizioni. Le forme del, della, dei, degli, delle, al, alla e simili si formano fondendo una preposizione propria con un articolo determinativo, ma restano preposizioni nell’analisi grammaticale.

Conclusione

Le 9 parti del discorso sono le fondamenta di tutta la grammatica italiana. Senza conoscerle non è possibile fare l’analisi grammaticale, comprendere la sintassi o migliorare la propria scrittura in modo consapevole.

I punti chiave di questa guida: le parti variabili cambiano forma (nome, articolo, aggettivo, pronome, verbo); le parti invariabili restano sempre uguali (avverbio, preposizione, congiunzione, interiezione); ogni parola va analizzata nel contesto della frase, non da sola; la stessa parola può appartenere a categorie diverse a seconda del contesto.

Con metodo e pratica costante la grammatica italiana diventa uno strumento, non un ostacolo.

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