De Vulgari Eloquentia: Dante, il Volgare Illustre e la Lingua Italiana

Il De Vulgari Eloquentia è il trattato in latino scritto da Dante tra il 1303 e il 1305 durante l’esilio. Traduzione del titolo: Dell’eloquenza volgare, o Del discorso nella lingua volgare. È il primo tentativo sistematico nella storia della letteratura europea di teorizzare l’uso del volgare italiano come lingua letteraria degna di competere con il latino. Rimasto incompiuto, ci sono pervenuti solo il primo libro e parte del secondo dei quattro previsti.

Risposta diretta: il De Vulgari Eloquentia sostiene che esiste un volgare illustre, una lingua italiana letteraria comune superiore a tutti i dialetti regionali, che è la lingua adatta alla grande poesia. Dante la cerca in tutta Italia senza trovarla in nessun dialetto specifico, e la descrive come una pantera il cui profumo si sente ovunque ma che non ha la sua tana in nessuna città.

Cos’è il De Vulgari Eloquentia: Contenuto e Struttura

Il De Vulgari Eloquentia è un trattato scritto in latino, paradossalmente: Dante difende il volgare in una lingua che non è il volgare. Lo fa perché il suo pubblico ideale erano gli intellettuali e i letterati latinisti, che avevano bisogno di essere convinti della dignità del volgare con argomenti nella lingua che conoscevano e rispettavano.

Era concepito in quattro libri. Solo il primo e parte del secondo ci sono pervenuti. L’interruzione è probabilmente dovuta all’avvio della Divina Commedia: il progetto del poema assorbì completamente l’energia di Dante, rendendo il trattato teorico secondario rispetto alla dimostrazione pratica.

Traduzione del Titolo: Cosa Significa Eloquentia

Il titolo latino De Vulgari Eloquentia si traduce letteralmente Dell’eloquenza volgare o Del discorso nella lingua volgare.

Eloquentia in latino significa arte del parlare bene, del comunicare con efficacia e bellezza. Eloquentia non è solo parola ma parola ben costruita, persuasiva, degna di essere ascoltata.

Vulgare viene dal latino vulgaris, del popolo, e indicava le lingue parlate nate dal latino popolare: l’italiano, il francese, il provenzale, lo spagnolo, in contrapposizione al latino classico che era la lingua dotta e scritta degli intellettuali.

Il titolo contiene già la tesi dell’opera: che l’eloquenza, la grande parola letteraria, è possibile anche nel volgare. Non solo nel latino.

Il Primo Libro: Contenuto Completo

L’Origine del Linguaggio e della Madre Lingua

Il primo libro si apre con una discussione sull’origine del linguaggio umano. Per Dante il volgare è la lingua primaria, quella che il bambino impara naturalmente dalla madre, da cui il termine madre lingua. Il latino è invece una lingua secondaria, artificiale, inventata dagli intellettuali per garantire la stabilità e l’immutabilità del discorso colto nel tempo.

Dante sostiene che Adamo parlava una lingua naturale, l’ebraico, ma che dopo la costruzione della Torre di Babele le lingue si diversificarono in molte famiglie diverse, disperse per tutta la terra.

La Classificazione dei Volgari Europei

Dante classifica i volgari europei in tre grandi famiglie secondo la parola usata per dire sì. Le lingue d’oc, cioè il provenzale e le lingue del sud della Francia, dove si dice oc. Le lingue d’oïl, cioè il francese antico, dove si dice oïl che poi è diventato oui. Le lingue del sì, cioè l’italiano, dove si dice sì.

Questa tripartizione è ancora usata oggi dai linguisti, sebbene con terminologie aggiornate. È uno dei contributi più duraturi del trattato alla storia della linguistica.

Il Volgare Illustre: La Ricerca della Lingua Perfetta

La parte più originale e influente del primo libro è la ricerca del volgare illustre. Dante percorre tutta l’Italia regione per regione: la Sicilia, la Campania, la Toscana, la Romagna, la Lombardia, il Veneto. In ogni dialetto trova qualcosa di pregevole ma anche qualcosa di grezzo o troppo locale.

Il Siciliano illustre fu la prima lingua letteraria italiana con dignità nazionale, ma nel tempo si è corrotto. Il fiorentino è arrogante e presuntuoso. Il bolognese, che mescola dolcezza e caratteristiche opposte, è il migliore dei dialetti municipali ma non è né regale né illustre. Nessuno raggiunge la perfezione.

Il volgare illustre non si trova in nessun dialetto specifico perché non è nessuno di essi: è una lingua sovraregionale che i grandi poeti italiani usano naturalmente quando scrivono le loro opere migliori. Dante la descrive come una pantera il cui profumo si sente in ogni angolo d’Italia ma che non ha la sua tana in nessun posto preciso.

Le Quattro Qualità del Volgare Illustre

Il volgare illustre che Dante cerca deve avere quattro qualità precise, indicate con quattro aggettivi latini.

Illustre: glorioso, luminoso, capace di dare fama e lustro a chi lo usa. La lingua che illumina, non quella che abbassa.

Cardinale: su cui si regge tutto come una porta sul cardine. Gli altri dialetti devono ruotare intorno a lui come le porte ruotano attorno al loro perno.

Aulico: degno della corte reale, della massima istituzione politica. Se l’Italia avesse un re, questa sarebbe la sua lingua ufficiale.

Curiale: degno del tribunale supremo, delle norme fissate dai più prestigiosi intellettuali italiani, i poeti e i dotti che rappresentano la curia ideale in mancanza di quella effettiva.

Il Secondo Libro: La Canzone come Forma Suprema

Il secondo libro, rimasto incompiuto al quattordicesimo capitolo, tratta della canzone come genere poetico supremo del volgare illustre.

Dante teorizza la struttura della canzone, la forma metrica più nobile della lirica italiana medievale, dividendola in fronte, la prima parte, e sirma, la seconda. Discute i temi degni della poesia in volgare illustre: la salvezza, l’amore e la virtù. E poi si interrompe.

Non sappiamo cosa Dante avesse in mente per il terzo libro, probabilmente dedicato alla prosa, e il quarto, forse dedicato al sonetto. L’opera rimase così, a metà, mentre Dante probabilmente stava già lavorando alla Commedia.

Mappa Concettuale del De Vulgari Eloquentia

Il De Vulgari Eloquentia si articola intorno a tre movimenti logici.

Il primo è la giustificazione teorica: il volgare è una lingua naturale e primaria, superiore al latino nella sua origine anche se inferiore nella sua forma attuale. Merita dunque una trattazione teorica seria.

Il secondo è la ricognizione geografica: Dante percorre l’Italia dialetto per dialetto cercando il volgare illustre e trovando in ciascuno qualcosa di buono ma nessuno abbastanza. Il volgare illustre non è nessun dialetto esistente.

Il terzo è la prescrizione poetica: identificate le qualità del volgare illustre e i generi poetici adatti, Dante traccia le regole della grande poesia in volgare. La canzone è il genere supremo, l’endecasillabo il metro più nobile.

Perché il De Vulgari Eloquentia è Importante

La Prima Difesa Teorica dell’Italiano

Prima del De Vulgari Eloquentia il latino era la sola lingua considerata degna della letteratura seria, della filosofia, della teologia. Le lingue volgari erano considerate rozze, instabili, adatte solo ai contadini e agli illetterati. Dante ribalta questa gerarchia con argomenti sistemici: il volgare ha una dignità propria, può essere usato per la grande poesia, merita una trattazione teorica seria.

L’Idea di Lingua Nazionale Italiana

Il concetto dantesco di volgare illustre, una lingua letteraria comune a tutti gli italiani al di sopra dei dialetti regionali, prefigura l’idea di lingua nazionale italiana con cinque secoli di anticipo. La questione della lingua, quale varietà di italiano fosse la più adatta per la scrittura letteraria, sarà il grande dibattito culturale italiano dal Trecento al Cinquecento. La risolse Pietro Bembo scegliendo il fiorentino trecentesco di Petrarca e Boccaccio come modello. Ma il problema era stato posto da Dante.

Il Rapporto con la Divina Commedia

Il De Vulgari Eloquentia e la Divina Commedia sono le due facce dello stesso progetto: uno teorizza la dignità del volgare, l’altro la dimostra in pratica. La Commedia non usa però il volgare illustre teorizzato nel trattato: usa una lingua potentemente plurale, toscano popolare, latino, dialetti, invenzioni lessicali, che va oltre le categorie del trattato. È come se Dante, nel momento di scrivere il poema, avesse capito che la teoria era più stretta della pratica.

Per approfondire la lingua della Commedia e le figure retoriche che Dante usa nel poema, consulta la guida alla metafora e all’anafora nella letteratura italiana.

Domande Frequenti

Cos’è il De Vulgari Eloquentia di Dante?

Il De Vulgari Eloquentia è un trattato in latino scritto da Dante tra il 1303 e il 1305 durante l’esilio. È il primo tentativo sistematico nella letteratura europea di teorizzare l’uso del volgare italiano come lingua letteraria degna del latino. Rimasto incompiuto, ci sono pervenuti solo il primo libro e parte del secondo dei quattro previsti.

Di cosa parla il De Vulgari Eloquentia?

Il primo libro discute l’origine del linguaggio, classifica i volgari europei nelle famiglie d’oc, d’oïl e del sì, e cerca in tutta Italia un volgare illustre: una lingua letteraria comune, nobile e sovraregionale, superiore a tutti i dialetti. Il secondo libro, incompleto, tratta della canzone come forma poetica suprema del volgare illustre e delle sue regole di composizione.

Cosa significa eloquentia nel titolo?

Eloquentia in latino significa arte del parlare e dello scrivere bene, comunicazione efficace e bella. Il titolo De Vulgari Eloquentia significa Dell’eloquenza nella lingua volgare: sostiene che la grande letteratura, l’eloquenza nel senso pieno, è possibile non solo in latino ma anche nel volgare italiano.

Cos’è il volgare illustre secondo Dante?

Il volgare illustre è la lingua letteraria ideale che Dante cerca e non trova in nessun dialetto regionale. Ha quattro qualità: è illustre (capace di dare fama), cardinale (punto di riferimento per tutti gli altri dialetti), aulico (degno della corte reale), curiale (degno delle norme dei più grandi intellettuali italiani). Non corrisponde a nessun dialetto esistente ma è la lingua che i grandi poeti usano naturalmente nelle loro opere migliori.

In quale lingua è scritto il De Vulgari Eloquentia?

In latino. Questa è la principale ironia dell’opera: Dante difende la dignità del volgare in una lingua che non è il volgare. Lo fa perché il suo pubblico ideale erano gli intellettuali latinisti che avevano bisogno di essere convinti. Un testo in volgare sarebbe stato letto solo da chi già credeva nel volgare.

Il De Vulgari Eloquentia è rimasto incompiuto?

Sì. Ci sono pervenuti solo il primo libro e parte del secondo, interrotto al quattordicesimo capitolo. I libri terzo e quarto, annunciati da Dante, non sono mai stati ritrovati. L’ipotesi più accreditata è che Dante abbia interrotto il trattato per dedicarsi interamente alla Divina Commedia, nella quale la difesa del volgare passa dalla teoria alla pratica.

Come si pronuncia de vulgari eloquentia?

La pronuncia italiana ricostruita del latino medievale è: de vulgàri eloquèntia. Vulgari si pronuncia con l’accento sulla seconda sillaba, vul-gà-ri. Eloquentia si pronuncia e-lo-quèn-tia, con l’accento sulla penultima sillaba.

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