La Metafora: Definizione Semplice, Come si Riconosce, Esempi Letterari e Differenza con la Similitudine
La metafora rappresenta il traslato più potente, fecondo e universale dell’intera lingua italiana. Non si riduce a un semplice artificio formale per abbellire un componimento lirico, ma costituisce il fondamento stesso attraverso cui il pensiero umano elabora nozioni complesse, accosta domini percettivi lontani e traduce intuizioni interiori in immagini visive immediate. Quando parliamo, scriviamo o leggiamo, ricorriamo continuamente alla metafora senza quasi accorgercene: diciamo che il tempo vola, che una persona è un pozzo di scienza, che ci troviamo in un mare di guai o che un discorso è tagliente come una lama. In ciascuna di queste espressioni quotidiane, la lingua compie un prodigioso salto concettuale, trasportando un vocabolo dal suo terreno abituale a un contesto inedito per renderlo infinitamente più espressivo.
Sul piano della retorica classica e della moderna linguistica del testo, la metafora è una figura retorica di significato (tropo) che consiste nel sostituire un termine proprio con uno figurato in virtù di un rapporto di analogia o somiglianza implicita tra i due campi semantici, senza l’uso di connettivi espliciti.
L’etimologia custodisce il segreto di questo meccanismo: il termine deriva dal greco antico metaphorá, derivato dal verbo metaphéro («trasferire, trasportare altrove»), formato dal prefisso metá («oltre, al di là») e dalla radice phéro («io porto»). La metafora è dunque un vero e proprio trasporto semantico: preleva una parola dal suo campo di riferimento letterale e la trasferisce in un altro orizzonte di senso, trasferendovi d’un colpo tutto il carico emotivo, visivo e simbolico di cui è depositaria.
La Meccanica della Metafora: Tenore, Veicolo e «Tertium Comparationis»
Per comprendere come si edifica una metafora ed evitare descrizioni generiche nelle verifiche scolastiche o nei saggi universitari, occorre fare riferimento al modello analitico introdotto dal critico e linguista Ivor Armstrong Richards, che individua nella metafora tre elementi strutturali:
┌── 1. Il Tenore (o Tema): la realtà letterale di cui si parla.
│
L’ANATOMIA DEL TRASLATO ────┼── 2. Il Veicolo: l’immagine figurata che viene presa a prestito.
│
└── 3. Il Terreno Comune (Tertium Comparationis): il legame logico.
- Il Tenore (detto anche Tema): è l’elemento reale, l’oggetto, la persona o il concetto astratto che costituisce il punto di partenza dell’enunciato (Mario, la vecchiaia, la giovinezza, gli occhi).
- Il Veicolo: è la parola o l’immagine concreta presa a prestito da un altro dominio semantico per illustrare il tenore (una volpe, il tramonto, la primavera, due perle).
- Il Terreno Comune (Tertium Comparationis): rappresenta il cuore nevralgico dell’intero processo. Il principio cardine risiede nel tertium comparationis, ossia il tratto semantico qualitativo condiviso che permette alla mente di accostare due realtà oggettivamente lontane.
Tabella Diagnostica della Struttura Metaforica
| Espressione Metaforica | Tenore (Termine Reale) | Veicolo (Termine Figurato) | Tertium Comparationis (Qualità Condivisa) | Effetto Percettivo sul Lettore |
| «Mario è una volpe» | Mario (essere umano) | La volpe (canide selvatico) | L’astuzia istintiva, la furbizia guardinga | Condensa il carattere dell’uomo in un istante animale |
| «La sera della vita» | La vecchiaia (fase anagrafica) | La sera (fase temporale) | L’approssimarsi della fine, il declino della luce | Trasforma il tempo biologico in una transizione naturale e malinconica |
| «Un cuore di pietra» | La sensibilità emotiva (morale) | La pietra (minerale inanimato) | La durezza impenetrabile, l’insensibilità al calore | Materializza l’indifferenza morale rendendola solida e gelida |
| «Il ruggito del motore» | Il rumore meccanico della macchina | Il ruggito (verso del leone) | La potenza sonora, l’aggressività minacciosa | Assegna a un meccanismo artificiale la vitalità di una fiera |
Mentre una spiegazione logica richiederebbe proposizioni complesse per descrivere il carattere di Mario, la metafora seleziona una singola qualità comune e la fonde con l’identità del soggetto. All’interno del quadro generale de le 9 parti del discorso in italiano, la metafora può appoggiarsi a qualunque categoria lessicale, coinvolgendo nomi, predicati verbali, aggettivi o sintagmi preposizionali complessi.
Metafora «in praesentia» e Metafora «in absentia»: Come Riconoscerle
Nella prassi dell’analisi del testo, una delle distinzioni più frequenti e qualificanti riguarda il grado di presenza del termine proprio all’interno del costrutto frasale. Si distinguono due grandi famiglie:
1. La Metafora «in praesentia» (Esplicita o a Due Termini)
Si verifica quando sia il termine proprio (tenore) sia il termine figurato (veicolo) compaiono materialmente all’interno della frase. Spesso si struttura attraverso il predicato nominale retto dal verbo essere in funzione di copula (A è B), attraverso apposizioni o mediante complementi preposizionali:
- «Mio zio è una quercia solida contro le avversità.» (Sia zio che quercia sono espliciti).
- «La speranza è un’ancora nel mare della disperazione.»
- «Il tempo è un tiranno che non concede tregua.»
In questa configurazione, la decodifica è immediata e lineare: il lettore riceve entrambi i poli dell’analogia e comprende all’istante quale sia il tema e quale sia l’immagine traslata.
2. La Metafora «in absentia» (Pura o Implicita)
Rappresenta la forma più raffinata, audace ed evocativa della poesia e della prosa d’arte. In questo caso, il termine proprio (tenore) viene completamente soppresso e taciuto: nel testo compare unicamente il termine figurato (veicolo). L’identità del termine reale non è scritta, ma deve essere ricostruita per via inferenziale dal lettore attraverso gli indizi disseminati nel contesto:
- «Comincia a nevicare sulle sue tempie.»
Nel testo non compare la parola capelli né l’aggettivo bianchi/grigi: il lettore capisce che la neve indica la canizie e l’invecchiamento dell’uomo grazie alla collocazione anatomica (sulle tempie). - «Il cane ha scacciato l’intruso mostrando le perle della sua bocca.»
Il termine proprio denti è assente: compare unicamente il veicolo perle, associato ai denti per via del colore bianco brillante e della regolarità della fila. - «Nel cielo notturno pascola il candido gregge.»
Il sostantivo stelle o nuvole è taciuto: l’immagine bucolica del gregge ne fa le veci sostituendo l’entità astrale.
La metafora in absentia esige una maggiore collaborazione ermeneutica da parte del lettore, creando quell’effetto di folgorazione e mistero tipico della grande lirica simbolista ed ermetica del Novecento.
Metafora e Similitudine a Confronto: Il Test Pratico di Disambiguazione
La domanda che compare con maggiore insistenza nei compiti di italiano, nelle interrogazioni scolastiche e nei test d’ingresso universitari è la medesima: qual è la reale differenza tra una metafora e una similitudine?
La risposta non è puramente formale, ma investe la natura stessa della percezione linguistica. A differenza della similitudine che mantiene la distanza dichiarando il paragone con formule esplicite (A è come B), la metafora fonde direttamente i due elementi sopprimendo ogni avverbio comparativo e identificando il soggetto con l’immagine figurata.
SIMILITUDINE (Paragone Esplicito e Cauteloso) ──► [ A ] + (COME / QUALE / SIMILE A) + [ B ]
I due mondi rimangono separati.
METAFORA (Metamorfosi Totale Immediata) ──► [ A ] = [ B ] (oppure direttamente [ B ])
I due mondi collidono e diventano una cosa sola.
Le Tre Differenze Sostanziali
- Presenza o assenza di connettivi:
- La similitudine si avvale tassativamente di avverbi o locuzioni correlative quali come, quasi, quale, tale, simile a, al pari di, a somiglianza di («Il soldato combatteva come un leone»).
- La metafora cancella categoricamente ogni nesso di paragone («Il soldato è un leone»; oppure: «Quel leone disperse i nemici»).
- Distanza psicologica tra i concetti:
- Nella similitudine i due termini mantengono la propria autonomia: il lettore percepisce che il soldato appartiene al genere umano e il leone al mondo animale, e che tra loro vi è soltanto una somiglianza temporanea di condotta bellica.
- Nella metafora la barriera scompare: il soldato cessa psicologicamente di essere un uomo ordinario e viene investito della ferocia maestosa, della criniera e dell’indomabilità della fiera africana.
- Finalità comunicativa:
- La similitudine mira a spiegare, chiarire, illustrare con distensione descrittiva (basti pensare alle ampie similitudini omeriche e virgiliane che interrompono la narrazione epica per dipingere un quadro bucolico).
- La metafora mira a colpire, trasformare, accendere una scintilla di senso con la massima economia verbale.
Il Trucco del «Come»: La Prova di Conversione
Per verificare se una frase contiene una similitudine o una metafora durante una prova d’esame, basta compiere una semplice prova di commutazione:
- Se nella frase è presente la parola come con funzione comparativa («I tuoi occhi sono luminosi come stelle»), ci troviamo dinanzi a una similitudine.
- Se proviamo a togliere il come e la frase regge trasformandosi in un’identificazione immediata («I tuoi occhi sono stelle»), abbiamo convertito la similitudine nella sua corrispondente metafora.
Metafore Vive, Metafore Morte e Catacresi nel Lessico Quotidiano
Non tutte le metafore possiedono la medesima temperatura poetica. Nel corso dei secoli, molte immagini nate dalla fantasia degli scrittori sono entrate a tal punto nell’uso abituale della lingua parlata da aver perso la propria carica dirompente, trasformandosi in vocaboli stabili del vocabolario.
1. La Catacresi (o Metafora Lessicalizzata / Spenta)
La catacresi si verifica quando una metafora si consolida nell’uso comune per colmare un vuoto lessicale, ossia quando la lingua non possiede un termine proprio letterale per designare una determinata parte di un oggetto. In questo caso, il traslato diventa una necessità comunicativa anonima:
- «Le gambe del tavolo»: un mobile non è provvisto di arti biologici né di muscoli, ma la lingua italiana non ha coniato una parola autonoma per definire i supporti verticali, estendendo metaforicamente il nome anatomico umano.
- «Il collo della bottiglia»: la parte ristretta del recipiente in vetro viene designata mediante il termine indicante la parte anatomica che unisce il capo al busto.
- «Il letto del fiume», «Il ciglio della strada», «I denti della sega», «Le ali dell’edificio», «Il piede della montagna», «La bocca del vulcano», «La testata del letto».
In queste formazioni la metafora è considerata morta: nessun parlante si stupisce sentendo queste parole né immagina una montagna con dita o un tavolo che cammina, come dettagliato nella guida al nome e sostantivo in analisi grammaticale.
2. Le Metafore Vive
Le metafore vive sono invece quelle nate dall’invenzione individuale, poetica o argomentativa, in cui l’attrito e la distanza tra i due campi semantici rimangono avvertibili e accendono nel cervello un’emozione inedita («La luna è una ferita d’argento nel cielo di pece»; «I suoi pensieri erano spine nel cuscino della notte»).
3. La Teoria Cognitiva delle Metafore Concettuali (Lakoff e Johnson)
Nel 1980, con la celebre opera Metaphors We Live By («Metafore e vita quotidiana»), il linguista George Lakoff e il filosofo Mark Johnson hanno dimostrato che la metafora non è affatto un fenomeno limitato alla poesia, ma costituisce il pilastro stesso attraverso cui la nostra mente struttura la realtà quotidiana.
Noi pensiamo e agiamo per metafore concettuali profonde:
- Il Tempo è Denaro: la nostra società capitalistica concepisce il tempo come una merce scarsa e spendibile (sprecare tempo, risparmiare minuti, investire la giornata, restare a corto di ore).
- La Discussione è una Guerra: parliamo del confronto dialettico attingendo al vocabolario degli scontri bellici (attaccare un argomento, difendere una posizione, demolire la tesi avversaria, colpire nel bersaglio).
- La Vita è un Viaggio: pensiamo al nostro percorso esistenziale come a una marcia spaziale (fare molta strada, trovarsi a un bivio, raggiungere un traguardo, trovarsi in un vicolo cieco).
I Grandi Esempi di Metafora nella Letteratura Italiana
I vertici della civiltà letteraria italiana sono scanditi da metafore memorabili che hanno formato la sensibilità e la coscienza estetica della nostra cultura.
1. Dante Alighieri: Dal Cammino della Vita all’Impetramento del Cuore
Nella Divina Commedia, la metafora costituisce il tessuto connettivo dell’intera visione mistica. Già nell’incipit del poema, Dante racchiude il destino terreno in una formula proverbiale:
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
(Inferno, I, vv. 1-3)
La frase compendia tre metafore sovrapposte:
- Il cammin: la vita terrena come viaggio lineare temporaneo verso la patria celeste.
- La selva oscura: la condizione morale di traviamento interiore, ignoranza e peccato.
- La diritta via: la via della rettitudine, della virtù razionale e della fede salvifica.
Nel Canto XXXIII dell’Inferno (v. 49), rinchiuso nella Torre della Muda con i figli morenti di fame, il conte Ugolino della Gherardesca esprime la propria agonia pietrificata con una folgorante metafora verbale:
«Io non piangea, sì dentro impetrai…»
Il verbo intransitivo pronominale impetrai (da impetrare, diventare pietra) traduce la paralisi emotiva del genitore: il dolore è talmente incommensurabile da prosciugare le lacrime e tramutare il cuore umano nella durezza inerte e fredda del sasso.
Nel Canto I del Paradiso (vv. 112-114), Dante descrive l’universo creato mediante una maestosa metafora cosmica marittima:
«…onde si muovono a diversi porti
per lo gran mar de l’essere, e ciascuna
con istinto a lei dato che la porti.»
Il creato è un immenso mare dell’essere, sul quale le creature viventi navigano come imbarcazioni provviste di una rotta naturale impressa da Dio verso i rispettivi porti di compimento.
2. Francesco Petrarca: L’Oro e i Fari della Lirica d’Amore
Nel Canzoniere, Francesco Petrarca instaura il codice metaforico che governerà la poesia d’amore rinascimentale europea per secoli:
- I capelli di Laura non sono descritti con formule cromatiche ordinarie, ma diventano l’oro puro («Erano i capei d’oro a l’aura sparsi»), trasformando la capigliatura femminile in una cascata di luce incorruttibile.
- Gli occhi dell’amata sono fari divini, stelle erranti o saette d’amore che trafiggono mortalmente il cuore del poeta.
- Lo stato dell’amante è metaforizzato come un’imbarcazione priva di timone in mezzo a una tempesta straziante («Passa la nave mia colma d’oblio / per aspro mare, a mezza notte il verno»).
3. Giacomo Leopardi: La «Verde Etate» e il Dolce Naufragio
Giacomo Leopardi adopera la metafora con una densità filosofica che rifiuta ogni compiacimento ornamentale barocco.
Nella poesia La sera del dì di festa (vv. 23-24), il poeta esprime il rimpianto per una giovinezza consumata nel tormento attraverso un’indimenticabile metafora cromatica e biologica:
«…Mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi
in così verde etate!…»
L’espressione in così verde etate trasferisce la caratteristica dei germogli primaverili e della vegetazione non ancora matura sulla stagione della giovinezza: gli anni giovanili dovrebbero essere carichi di linfa vitale, ma vengono precocemente avvelenati dalla scoperta del vero.
Nell’epilogo de L’infinito (vv. 13-15), il contatto mistico-razionale con l’incommensurabilità dello spazio e dell’eternità si traduce nella celebre formula nautica:
«…Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare.»
Il pensiero non subisce una semplice sconfitta intellettuale: esso compie un volontario annegamento (s’annega) nell’oceano dell’infinito (questo mare), ricavandone una dolcezza malinconica che suggella l’annullamento della finitezza individuale.
4. Alessandro Manzoni: L’Altalena del Destino Napoleonico
Nel carme civile Il cinque maggio (vv. 47-48), Alessandro Manzoni sintetizza la vertiginosa vicenda storica di Napoleone Bonaparte mediante due coppie metaforiche collocate agli antipodi:
«…due volte nella polvere,
due volte sull’altar…»
La parabola terrena dell’imperatore viene scolpita in quattro vocaboli:
- La polvere: è la metafora dell’umiliazione, della caduta politica, della prigionia e dell’esilio solitario a Sant’Elena.
- L’altar: è la metafora del trionfo supremo, dell’incoronazione imperiale e della gloria quasi divina celebrata dai popoli.
L’incrocio concettuale richiama la simmetria geometrica analizzata nello studio sulla figura retorica del chiasmo, dimostrando come le grandi figure dell’ordine e del significato collaborino costantemente nel testo letterario.
5. Giovanni Pascoli: Il «Nido» Familiare
In tutta la poetica di Giovanni Pascoli, la parola nido smette di essere un termine zoologico e assume una valenza metaforica profonda e ossessiva.
Nella lirica X agosto (v. 13), l’assassinio del padre Ruggero viene accostato specularmente alla fucilata che abbatte la rondine che tornava a cibare i suoi piccoli:
«Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido…»
La casa domestica diventa il nido: un rifugio caldo, protetto, fraterno e inviolabile, contrapposto all’ostilità crudele del mondo esterno. Chi esce dal nido viene ferocemente aggredito dalla violenza cieca della società; la distruzione del nido coincide con lo scardinamento irreparabile degli affetti primordiali del poeta.
6. Giuseppe Ungaretti: Il «Gomitolo di Strade»
Nel componimento Natale (Napoli, 1916), Giuseppe Ungaretti, tornato in licenza dal fronte carsico, esprime il rifiuto claustrofobico della folla cittadina festante mediante una folgorante metafora materica:
Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade…
Le vie trafficate del centro urbano non sono descritte con aggettivi tradizionali, ma vengono metaforizzate come un gomitolo: un intreccio caotico, soffocante e inestricabile di fili e persone, in cui l’animo stravolto del soldato teme di restare intrappolato e smarrire la propria concentrata solitudine interiore.
Mappa delle Figure di Significato: Metafora, Metonimia e Sineddoche
Nel novero dei tropi, la confusione tra metafora, metonimia e sineddoche è uno degli scogli didattici più insidiosi. Tutte e tre le figure operano un trasferimento di significato da una parola all’altra, ma rispondono a logiche cognitive radicalmente distinte:
┌── 1. METAFORA: Legame di Somiglianza o Analogia Qualitativa (Campi semantici lontani).
│
I TRE GRANDI TROPI ─────────┼── 2. METONIMIA: Legame di Contiguità Logica o Materiale (Causa/Effetto, Contenente/Contenuto).
│
└── 3. SINEDDOCHE: Legame di Quantità e Misura (La parte per il tutto, Genere/Specie).
Tavola Sinottica Comparativa dei Tropi
| Figura Retorica | Principio Logico di Trasferimento | Esempi Quotidiani e Letterari | Come Riconoscerla al Volo |
| Metafora | Somiglianza implicita e salto intuitivo tra due domini concettuali privi di legami reali. | «Quell’uomo è una roccia» «Il tramonto della vita» «Un mare di guai» | Chiediti: l’oggetto appartiene davvero a quel mondo? No, condividono solo una qualità astratta. |
| Metonimia | Contiguità qualitativa reale, logica, materiale o causale tra due elementi adiacenti. | «Bere un bicchiere» (contenente/contenuto) «Leggere Leopardi» (autore/opera) «Vivere del proprio sudore» (effetto/causa) «Sguainare il ferro» (materia/oggetto) | Chiediti: c’è un legame reale di causa, contatto o appartenenza? Sì, il bicchiere tocca l’acqua, il ferro compone la spada. |
| Sineddoche | Relazione quantitativa di estensione, inclusione matematica e scala numerica. | «Vedo una vela sul mare» (la parte per il tutto) «Il felino balzò sulla preda» (il genere per la specie) «Non abbiamo un tetto» (la parte per la casa) | Chiediti: è un rapporto di proporzione numerica (parte/tutto)? Sì, la vela è un pezzo materiale della nave intera. |
A differenza delle figure dell’ordine che regolano la disposizione geometrica o la ripetizione dei lemmi nel verso come accade nell’esplorazione della figura retorica dell’anafora la metafora opera in verticale, mutando la carne lessicale e la semantica profonda dei termini adottati.
Come Svolgere l’Analisi della Metafora in un Tema o Compito in Classe
Nelle verifiche scritte di letteratura, all’esame di maturità o nelle prove di comprensione del testo, limitarsi ad annotare a margine «in questo verso è presente una metafora» denota una preparazione scolastica superficiale che difficilmente consente di raggiungere voti d’eccellenza.
Per condurre un’analisi testuale rigorosa ed esaustiva, è necessario seguire un protocollo sequenziale a quattro livelli operativi:
FASE 1: Riconoscimento e Citazione ──► Isola il lemma traslato e riporta le coordinate esatte di riga o verso.
FASE 2: Decodifica dei Componenti ──► Separa formalmente il Tenore (termine reale) dal Veicolo (termine figurato).
FASE 3: Esplicitazione del Perno ──► Spiega con esattezza quale sia il Tertium Comparationis condiviso.
FASE 4: Valutazione Contestuale ──► Chiarisci perché l’autore ha scelto quell’immagine e che cosa guadagna il testo.
Modello di Svolgimento Critico Perfetto
Prendiamo in esame il verso oraziano o pascoliano: «Anche un uomo tornava al suo nido…».
Traccia di risposta modello per la verifica:
«Al verso 13 della lirica X agosto, Giovanni Pascoli adotta una celebre metafora in praesentia (associata alla sfera nominale), trasferendo il sostantivo “nido” sull’abitazione familiare dell’uomo assassinato. Sotto il profilo della meccanica retorica, il tenore reale del costrutto è la casa domestica in cui attendono i figli del padre morente, mentre il veicolo figurato è il nido dei volatili campestri citato nella strofa precedente. Il tertium comparationis risiede nei caratteri condivisi di protezione intima, calore primordiale, fragilità vitale e cura della prole indifesa. Sul piano espressivo ed ermeneutico, la scelta di Pascoli di non impiegare il termine proprio “casa” cancella la distanza civile della tragedia, inserendo la vicenda biografica del padre Ruggero all’interno di una legge cosmica di sofferenza che unisce il mondo umano a quello animale. Il nido distrutto cessa di essere un fatto di cronaca nera e diventa il simbolo straziante dell’innocenza recisa dalla malvagità universale.»
Durante la dissezione morfologica della frase poetica, è fondamentale verificare su quale categoria linguistica si incardini l’immagine, accertando se il perno sia rappresentato da un predicato verbale o dalla flessione del nome o sostantivo, collegando l’indagine stilistica alle griglie strutturate dell’analisi logica online gratis.
Esercizi Pratici Guidati con Soluzioni Commentate
Metti alla prova la tua preparazione decodificando i traslati presenti in queste tre proposizioni didattiche:
Esercizio 1: Distinguere Metafora e Similitudine
Testo A: «Il maratoneta correva con il passo scattante come un ghepardo sulla pista.»
Testo B: «Il maratoneta è stato un ghepardo implacabile sulla pista di gara.»
- Soluzione commentata: Nel Testo A troviamo una similitudine esplicita: la presenza del connettivo comparativo come mantiene distinti i due termini di paragone, segnalando un semplice confronto tra l’atleta e il felino. Nel Testo B ci troviamo di fronte a una metafora in praesentia: il termine di raccordo come viene soppresso e l’uomo viene direttamente identificato con il ghepardo attraverso la copula verbale, proiettando sull’atleta non solo la rapidità, ma l’intera carica di eleganza aggressiva ed esplosività fisica dell’animale.
Esercizio 2: Identificare la Metafora «in absentia»
Testo: «La principessa sorrise mestamente, mentre una cascata d’oro le scendeva sinuosa lungo le spalle minute.»
- Soluzione commentata: Il sintagma una cascata d’oro costituisce una metafora in absentia. Il termine proprio (i capelli biondi e lunghi) non compare all’interno dell’enunciato; il lettore comprende dal contesto che l’immagine dell’oro liquido che scende fa le veci della capigliatura femminile, in virtù del colore lucente, del valore prezioso e della fluidità materica che unisce i due ambiti concettuali.
Esercizio 3: Disambiguare Metafora e Metonimia
Testo A: «Quel ragazzo possiede un cuore di ghiaccio e non mostra alcuna pietà.»
Testo B: «I soldati hanno marciato per ore sotto un cielo di ferro, brandendo le loro armi.»
- Soluzione commentata: Nel Testo A, cuore di ghiaccio è una metafora qualificativa: l’insensibilità morale del ragazzo viene assimilata al minerale gelato per via della freddezza e della totale assenza di calore affettivo (rapporto di somiglianza astratta). Nel Testo B, se per cielo di ferro intendiamo una metafora del colore grigio e plumbeo delle nubi, l’espressione brandire i ferri (se presente) sarebbe una metonimia della materia per l’oggetto, dove la spada viene nominata attraverso il materiale metallico di cui è realmente composta (rapporto di contiguità fisica tangibile).
Domande Frequenti sulla Metafora (FAQ)
Che cos’è una metafora spiegata in parole semplici?
La metafora è quando usiamo il nome di una cosa al posto di un’altra per creare un’immagine visiva immediata e indimenticabile (Quell’insegnante è un faro per tutti noi; La vita è un campo di battaglia). È come un paragone in cui la parolina «come» è stata cancellata per rendere l’espressione più intensa.
Qual è la differenza principale tra metafora e similitudine?
La similitudine dichiara apertamente il confronto per mezzo di connettivi espliciti come come, quale, simile a, alla maniera di (È furbo come una volpe). La metafora elimina qualunque connettivo ed esegue una fusione diretta tra i due elementi (È una volpe).
Che cosa significa «metafora in absentia»?
La metafora in absentia (detta anche metafora implicita o pura) si verifica quando il termine reale di cui si sta parlando è del tutto taciuto nel testo e compare unicamente il termine figurato. Il lettore deve decifrare il significato reale basandosi sugli indizi del contesto (La neve sui suoi capelli per indicare i capelli canuti della vecchiaia).
Che cosa sono le catacresi o «metafore morte»?
Le catacresi sono metafore che per il continuo utilizzo nel corso dei decenni sono entrate nel vocabolario comune della lingua quotidiana, al punto che nessuno le avverte più come figure retoriche. Esempi diffusissimi sono il collo della bottiglia, le gambe della sedia o il letto del fiume.
Che cosa significa l’espressione «fuor di metafora»?
Fuor di metafora è un modo di dire idiomatico che significa «parlando in senso del tutto letterale, in parole povere, chiaro e tondo, senza immagini poetiche o giri di parole figurati». Si adopera quando, dopo aver usato una metafora, si desidera chiarire la realtà dei fatti con totale franchezza
